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Abitare dentro un'utopia

Abitare dentro un'utopia

Per qualcuno è “un cubo di cemento” colorato. Per altri, “la casa del pazzo”. La Cité radieuse di Le Corbusier, a Marsiglia, è un'intera città in un solo edificio.

Quanto è alto un uomo?

Se lo chiede Le Corbusier, all’anagrafe elvetica Charles-Édouard Jeanneret-Gris, quando, nel secondo dopoguerra, lo Stato francese gli commissiona la costruzione di una unité d’habitation a Marsiglia. Per quanto sia urgente dare una sistemazione a chi ha perso casa a causa del conflitto, l’incarico non è di tirar su un palazzo, ma di fare la rivoluzione: “mostrare una nuova arte del costruire che trasformi il modo di abitare”. E lui, che è un genio, lo fa.

Marsiglia, La Cité radieuse, esterno 1

1 metro e 83 centimetri

Nel 1947, quando comincia a costruire la Cité radieuse, la risposta alla domanda iniziale Le Corbusier ce l’ha già in testa da un paio d’anni. È nel ’45, infatti, che inventa il Modulor, il modulo abitativo attorno al quale declinerà le sue unités d’habitation, a Marsiglia e altrove: prende la sagoma di un uomo alto 1 metro e 83 centimetri, la stessa silhouette che ha lasciato l’impronta nel cemento alla base del palazzo, e la ‘muove’: la mette in piedi, la fa sedere, la piega, la corica, ne tende le braccia in larghezza e verso l’alto... È il modo per andare alla ricerca dell’armonia architettonica e di un rapporto ideale tra la persona e il suo spazio vitale.

Marsiglia, La Cité radieuse, l'uomo di 1 metro e 83 centimetri

Questa cellula base è il concetto abitativo che Le Corbusier declina nei 23 diversi tipi di alloggio immaginati per la Cité radieuse. Veri e propri ‘contenitori per famiglie’ da inserire, quasi a incastro, nell’ossatura portante dell’edificio: tutti orientati lungo l’asse est-ovest, i più complessi si snodano addirittura su tre livelli.

Incontrarsi lungo le strade interiori. Al buio o alla luce del sole

Quella che i marsigliesi vedono dopo sette anni di lavori (dal 1947 al 1952) e una lievitazione di costi che fa discutere è una città verticale di 337 appartamenti, separati dalle rues intérieures: guai a chiamarle corridoi. Non ci saranno le macchine, insomma, ma sono strade interne, pensate come luoghi in cui le persone possano circolare e incontrarsi.

Marsiglia, La Cité radieuse, strada interna 3

Strade volutamente buie, per far risaltare la luminosità degli appartamenti quando si aprono le porte colorate. Tranne l’arteria più grande, tra il 3° e il 4° piano: è il deambulatorio, proprio di fronte al mare, dove gli incontri sono ‘alla luce del sole’ e ci si può accomodare su una lunga panca di cemento incastonata di pezzi di ceramica verdi e gialli.

Una città che basta a se stessa

Come ogni urbs, la Cité radieuse di Le Corbusier basta a se stessa. Dentro ci sono i negozi, un ristorante, la biblioteca, la lavanderia, le sale per le attività comuni, la palestra e perfino un albergo, perché chi viene a trovare le famiglie che abitano qui non debba alloggiare lontano dai propri cari.

Marsiglia, La Cité radieuse, appartamento 636

La spesa è consegnata a domicilio, attraverso un contenitore a doppia entrata affiancato alla porta d’ingresso: il garzone del supermercato apre lo sportello affacciato lungo la strada interna della città-palazzo e deposita la merce; la famiglia apre lo sportello corrispondente all’interno della propria cucina e con pochi gesti misurati recupera la spesa e ripone ogni cosa al suo posto. Idem per le lastre di ghiaccio: il frigorifero non esiste ancora e la ghiacciaia va riempita: il vano bifronte è poco più sotto a quello della spesa.

Marsiglia, La Cité radieuse, interno di appartamento

Per ogni nucleo familiare (di 2, 4 o 6 persone, quasi fosse un’asimmetria inconcepibile la sola idea di una coppia con un numero dispari di figli) è previsto tutto: le porte scorrevoli delle camere dei bambini diventano lavagne per disegnare, il lavello è collegato a un condotto per eliminare i piccoli rifiuti di cucina, lo scalino per l’accesso al balcone può diventare una seduta per gli ospiti…

Marsiglia, La Cité radieuse, cucina

La Cité radieuse 65 anni dopo

Quella che all’epoca i passanti segnavano a dito chiamandola “la maison du fada (letteralmente, “la casa del pazzo”) è al 280 boulevard Michelet, nell’8° arrondissement. 137 metri di lunghezza, 24 di larghezza e 56 di altezza, pilastri compresi, nel bel mezzo di uno spazio verde. A questa strana costruzione di cemento dai colori vivaci, col tempo i marsigliesi hanno fatto l’abitudine. Qualcuno degli inquilini arrivati nel ‘52 vive ancora qui. E perfino il ristorante e l’albergo continuano a funzionare.

Marsiglia, La Cité radieuse, scala interna di un appartamento

Ma gli spazi commerciali sono ridotti a un solo negozio, l’ex palestra sul tetto è sede di una fondazione artistica che strizza l’occhio a Le Corbu (MaMo, Marseille Modulor), la città circonda da più vicino l’edificio e il quartiere è diventato più ambito: professionisti e quadri ‘hanno comprato’ e ora vivono nella Cité; architetti e designer hanno piazzato qui i loro studi, con l’idea di lavorare dentro un mito.

Marsiglia, La Cité radieuse, colori degli interni 4

Nel 2016, finalmente, l’Unesco iscrive il sito (già classificato dalla Francia Monumento storico dal 1995) nel Patrimonio dell’Umanità.

In pratica

Le informazioni e le immagini contenute in questo articolo sono state raccolte durante una piacevolssima chiacchierata con Claudine Ramon: Claudine conosce la Cité radieuse come se ci vivesse e Le Cobusier come se fossero parenti stretti. Se partecipate a una visita organizzata dall'Ufficio del Turismo di Marsiglia, la vostra guida potrebbe essere lei.

Le visite guidate si svolgono dal martedì al sabato (esclusi i giorni festivi) alle 14.30 e alle 16.30. Si possono prenotare presso l'Ufficio del Turismo (11, la Canebière, Marsiglia) oppure online. Info al  +33 (0)4 86 09 50 34.
 

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