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Damien Hirst a Château La Coste: La luce che brilla

Damien Hirst a Château La Coste: La luce che brilla

La mostra evento di Damien Hirst tra i padiglioni delle archistar e le vigne provenzali. Fino al 23 giugno.

Damien Hirst invade Château La Coste

Damien HirstChâteau La Coste hanno bisogno di presentazioni. Da un lato il più discusso e quotato protagonista dell’arte contemporanea internazionale, dall’altro l’iconico spazio a pochi chilometri da Aix-en-Provence che ha fatto della combinazione tra buon vino, arte e accoglienza la formula del suo successo, affidando al paesaggio la missione, riuscita, di amalgamare il tutto.

Amico di lunga data di Hirst, Paddy McKillen, fondatore di Château La Coste, ha finalmente osato ciò che non aveva mai fatto: affidare la sua intera tenuta – per la prima volta da quando fu creata, nel 2011 – a un unico artista. E Hirst l’ha invasa esponendo una novantina di opere nei 200 ettari del vigneto, tra parcelle di grenache, syrah e cabernet sauvignon, e nei cinque padiglioni progettati dai più grandi architetti del XX e XXI secolo.

Damien Hirst a Château La Coste, Charity

The Light That Shines, percorso nell’arte “seriale” di Damien Hirst

The Light That Shines, questo il titolo della mostra, comprende sculture monumentali e dipinti di Damien Hirst, alcuni dei quali inediti, altri già protagonisti nei decenni passati della scena espositiva mondiale.

Di fatto, l’esposizione ripercorre l’avventura artistica dell’autore e ne riprende i temi più ricorrenti, quali la bellezza, la religione, la scienza, la vita e la morte: l’opera più nota e discussa di Hirst è del resto For the Love of God, un teschio umano ricoperto di platino e 8.601 diamanti.

Le serie Natural History e The Empresses

Tra le forme espressive care a Hirst, spiccano gli animali immersi in teche di formaldeide della serie Natural History, un progetto cominciato negli anni ’90.

A Château La Coste, le opere principali di questa serie – dopo lo squalo di The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living del 1991, la stessa sorte è toccata a vitelli, pesci, colombe, carcasse di animali… – si possono ammirare nel Padiglione di Renzo Piano che separa i filari di sauvignon blanc da quelli di vermentino.

Sempre dal mondo animale Hirst trae “colori e pennelli” – ali di farfalla rosse e nere – per le opere esposte della serie inedita The Empresses, presentata alla Galerie Richard Rogers (artista che lo stesso Château La Coste ha celebrato con la sua mostra autunnale conclusa a gennaio). Alle figure femminili che danno il titolo alla serie in questione – le imperatrici – sono dedicati lavori che assumono le sembianze di pattern caleidoscopici.

Damien Hirst a Château La Coste, serie Natural History

Le serie Cosmos, Satellites e Meteorites

La Galerie des Anciens Chais, nella concezione riprogettata da Jean-Michel Wilmotte, ospita dipinti della serie Cosmos e sculture delle serie Satellites e Meteorites.

In questo caso Hirst si è proposto di riprodurre la bellezza delle galassie stellate catturate dal telescopio spaziale Hubble negli anni Novanta: ispirato dalle immagini a lunga esposizione di un angolo buio del cielo che rivelava miliardi di stelle, l’artista britannico ha dipinto delle tele di nero e le ha fissate al pavimento del suo studio per aggiungervi il colore. È così che sono nati i Cosmos Paintings ora appesi ai muri che custodivano originariamente le botti per l'invecchiamento del vino.

Lo stesso spazio espositivo comprende anche meteoriti in bronzo di varie dimensioni e opere della serie Satellites.

Damien Hirst a Château La Coste, opere delle serie Cosmos, Satellites

Treasures from the Wreck of the Unbelievable

L'Auditorium Oscar Niemeyer ospita sculture e negatoscopi (light box) della serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable, esposta per la prima volta nel 2017 a Punta della Dogana e Palazzo Grassi a Venezia.

Il progetto, che ha richiesto a Hirst diversi anni di lavoro, racconta la “storia” dell’antico naufragio della grande nave Apistos (in greco antico, l’‘Unbelievable’ del titolo) e ne espone il prezioso carico: l’imponente collezione appartenuta al liberto Cif Amotan II (anagramma di “I am a fiction”). Una campagna di recupero, finanziata dallo stesso Hirst, avrebbe consentito di far riemergere le opere dalle profondità marine. Il “gioco” di Damien Hirst è far scoprire poco a poco al visitatore l’invenzione del racconto, affidando lo svelamento ai particolari delle opere, a un primo sguardo verosimili, ma nei fatti “impossibili”.

Damien Hirst a Château La Coste, Remnants of Apollo, serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable

The Secret Gardens Paintings

La serie più recente e “colorata” dell'artista, The Secret Gardens Paintings, si trova nella Galerie Bastide: grandi tele sature di fiori sgargianti ricoperti da forme astratte dalle tinte vivaci.

Il riferimento è al rapporto dell’uomo con la natura e le opere sanciscono la vanità del tentativo dell’uno di controllare l’altra.

Le tele lasciano percepire dapprima uno sfondo piatto, nitido, di primo acchito perfino iperrealistico, ma l’osservazione fa emergere un effetto di sfocatura che le rende sfuggenti. Le immagini dei fiori sono infatti arricchite, in superficie, da uno strato finale di schizzi materici che richiamano l'Action painting e l’espressionismo astratto.

Damien Hirst a Château La Coste, opere della serie The Secret Gardens Paintings

Una passeggiata nell’arte

Oltre alle opere presenti nei padiglioni, l'esposizione si espande per l'intera tenuta di Château La Coste.

Le sculture – in parte riconducibili anch’esse alle collezioni – sono disseminate in tutto il parco: Charity, del 2002, giuda il percorso verso Natural History. Temple, del 2008, accoglie chi arriva dopo aver attraversato il Gate di Tadao Ando; The Monk, del 2014, ha “sfrattato” temporaneamente Small Crinkly di Alexander Calder dalla grande vasca che circonda il Centre d’Art.

Damien Hirst a Château La Coste, The Monk, serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst: a 70 anni si può essere ancora un bad boy?

Nato a Bristol nel 1965, fin da quando era uno Young British Artist e considerato il bad boy dell’arte contemporanea, Damien Hirst ha sempre fatto discutere, per le ragioni più diverse.

Lo fa tuttora, a valle di 40 anni – celebrati nel 2023 – di vertiginosa e controversa carriera artistica.

Provocatorio fino allo spasmo, l’eterno ragazzo terribile è finito appena una settimana fa nell’occhio del mirino del Guardian: un’inchiesta del quotidiano britannico avrebbe fatto emergere una “falsa datazione” di tre opere della serie Natural History: già esposte come originali degli anni’90, sarebbero invece state realizzate circa sette anni fa.

Un comunicato di Science Ltd, la società di Hirst, ha precisato che “le tre sculture sono opere concettuali. La data si riferisce al momento in cui Damien Hirst ha concepito l’idea, non a quando ha realizzato l’opera”. Peccato che, fa rilevare il Guardian, le stesse opere siano state esposte per la prima volta a Hong Kong in una mostra dedicata alle opere di Hirst realizzate “nella prima metà degli anni 90”.

Trattandosi di un artista, e in assenza di regole di settore che controllino la data delle opere concettuali, il suo avvocato ne ha rivendicato in proposito il “diritto all’incoerenza”.

Informazioni

Damien Hirst: La luce che brilla
2 marzo - 23 giugno 2024
Château la Coste
2750 Route de la Cride, 13610 Le Puy-Sainte-Réparade

Prima di partire per Aix-en-Provence e dintorni

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