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Chiome d'oro e occhioni blu: c’era una volta la fata Lavandula

Chiome d'oro e occhioni blu: c’era una volta la fata Lavandula

Dove e come la Provenza cominciò a coprirsi di lavanda in fiore.

C’era un tempo – narra una leggenda molto antica – in cui la Provenza era selvaggia, brulla, arida… decisamente poco invitante! Ed è così che la trovò la fata Lavandula, chiome d’oro e occhi celesti e scintillanti, quando pensò bene, vivendo da anni nella montagna di Lure, di sfogliare il suo carnet dei paesaggi per decidere dove metter su casa. Proprio come faremmo noi con il catalogo di un’agenzia immobiliare.

Caso volle che il suo sguardo si fermasse sulla pagina che mostrava la Provenza: non vi notò che lande desolate, valloni tristi e rocce poco ospitali.
Colpita dalle terre incolte e dalla tristezza del panorama, Lavandula si mise a piangere e le sue lacrime color lavanda, cadendo come piccole perle dritte dritte sul libro, finirono per macchiare la pagina aperta di piccole chiazze blu.

Per celare la propria goffaggine, la fata tentò di asciugare la pagina, ma i suoi gesti un po’ maldestri ottennero l’effetto contrario: le lacrime di Lavandula si sparsero sul paesaggio dell’intera Provenza. Disperata, e cercando ancora una volta di rimediare al danno fatto, la fata disegnò un grande cielo blu proprio sopra al terreno macchiato.

Da quel giorno, la lavanda selvatica crebbe felicemente sulla montagna di Lure e in tutta la Provenza. Addirittura, si dice che in certi giorni il blu del cielo e la lavanda che copre il terreno sembrino allacciati come due eterni amanti, al punto da non distinguere dove finisce l’uno e dove comincia l’altra.

Le fate, si sa, sono bellissime e in ottima salute per definzione. Ma la lavanda può regalare anche a noi un tocco di magia.

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