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Vacanze… au fil de l’eau!

Vacanze… au fil de l’eau!

Una vacanza in penichette nella Piccola Camargue: il delta del Rodano

In barca senza skipper

Ha sempre il suo fascino viaggiare sull’acqua e una vacanza in barca è spesso l’ideale per “staccare”; da tutto, terra compresa.

Ma per farlo non serve necessariamente essere uno skipper, o avere uno skipper a portata di mano. E non serve nemmeno vincere l’agorafobia che il mare può dare o dover scrutare costantemente il tempo per capire se è prudente o meno volgere la prua al largo.

Il piacere di una vacanza au fil de l’eau si può provare navigando, come abbiamo fatto noi di inProvenza questa estate, su uno dei tantissimi “canali fluviali” o tratti di fiume navigabili che ci sono in Francia, ovviamente non esclusa la Provenza.

In penichette sul Canale dal Rodano a Sète

La nostra scelta è caduta – partendo da Lattes, nell’Ardèche ai confini con il Gard – su un tratto del Canale dal Rodano a Sète che attraversa la Piccola Camargue e arriva a Beaucaire. Imbarcati su una penichette Locaboat che è uno dei marchi più antichi e affidabili in questo settore.

Non serve – lo abbiamo detto – patente nautica o altro: basta una “lezione” di pochi minuti fatta dal personale della base per imparare a governare la barca. Certo, la pratica aiuta e ce ne accorgiamo in pochi giorni confrontando la goffaggine con cui attraccavamo le prime volta e la facilità con cui facciamo le manovre a fine settimana.

La sicurezza è assicurata; le penichette vanno a passo d’uomo, e non è una metafora. La velocità è proprio quella delle persone che si incontrano mentre camminano sulla strada di alzaia. Non parliamo delle biciclette che sfrecciano imprendibili. E poi, perché qualche urto in manovra è sempre possibile, le barche sono protette tutt’intorno da una serie infinita di gomme salvagente e circondate da un nastro di gomma che sembra quasi di essere sull’automobilina dell'autoscontro.

Una strada d’acqua e cambia il mondo

Un camper che galleggia, a tutti gli effetti, ma basta sostituire la strada di asfalto con una strada d’acqua e cambia il mondo.

La Camargue è un luogo meraviglioso che ho visitato decine di volte in lungo e in largo, ma l’emozione di esserci “dentro” è cosa diversa. Non sei più un visitatore, ma ti senti parte integrante. Non ti apposti per fotografare gli uccelli da lontano, gli aironi ti passano davanti. Le garzette sembra che ti facciano strada. Le vedi appollaiate su un ramo; prendono il volo appena la barca si avvicina e vanno a posarsi su un altro ramo, poco più avanti. E poi di nuovo, al sopraggiungere della barca un altro breve tratto in volo e poi di nuovo ferme ad “aspettarti”. Una magia apparentemente inspiegabile che, se pure avesse una spiegazione, ti affascina ugualmente.

Le libellule colorate si posano sulla barca e fanno con te un tratto di strada. E le anatre, in gruppo, spesso si accodano alla barca, forse per sfruttarne la scia che le trascina per un po’.

Questo significa essere “dentro” e non guardare da fuori. E la distanza non c’entra. L’auto, o il camper, o la bicicletta possono anche avvicinarsi tanto da sfiorare gli stagni e i canali, ma ne restano comunque sempre fuori.

Ai villaggi non si arriva, si approda

Anche la visita ai villaggi che incontri nel corso della navigazione ha un sapore diverso. Ci arrivi da una prospettiva differente ma, soprattutto, da un elemento altro: l’acqua anziché la terra. E la discontinuità che l’attracco nel piccolissimo porticciolo e lo sbarco implica non è paragonabile al “parcheggiare” l’auto. Qui è un “tornare” a terra che per gli esseri umani rappresenta sempre, forse anche solo inconsciamente, un ritorno a casa.

Non dico cose nuove o particolarmente originali; fiumi di letteratura “di mare” (o comunque d’acqua) descrivono queste sensazioni che, navigando in mare aperto, sono probabilmente anche più intense. Però niente è così a portata di mano come la navigazione sui canali e niente è più facile da guidare che una penichette. Paola di… inProvenza.

Maurizio Tucci