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Simpatiche astuzie e insopportabili imbrogli

Simpatiche astuzie e insopportabili imbrogli

Come fare la spesa al mercato ed evitare le trappole per turisti.

Olio, miele, formaggio… perfino il sapone di Marsiglia. Ecco alcune semplici ‘regole’ per riconoscere i prodotti del territorio sui mercati della Provenza.

Una piccola, simpatica astuzia

La necessità aguzza l’ingegno, dice il proverbio. Vi siete mai chiesti come mai, passeggiando per i mercati della Provenza, il profumo dei saucissons de taureau di Camargue si sente a decine di metri di distanza, anche quando la bancarella che li vende non è ancora in vista?

Semplice: dietro i salumi, in genere in posizione rialzata, è in funzione un ventilatore che spande nell’aria l’invitante effluvio!

Altra usanza molto diffusa – dettata, più che dall’astuzia, dall’abc del marketing e dalla sacrosanta convinzione della bontà dei propri prodotti, è l’invito all’assaggio: dai formaggi alla tapenade, dalle confetture ai salumi, dal miele all’aïoli. Difficile resistere allo spizzico e all’acquisto, ma attenzione a non prendere il mercato mattutino per un locale da happy hour fuori orario: alla fine del giro potreste trovarvi ‘già mangiati’ e con una quantità di provviste sovradimensionata rispetto alle vostre esigenze.

Da dove viene l’olio?

Per essere sicuri che state acquistando un prodotto locale – e l’oro giallo di Provenza ha davvero una marcia in più – date un’occhiata all’etichetta e scegliete un olio che ha una denominazione d’origine AOP (Appéllation d’Origine Protégée) o AOC (Appéllation d’Origine Controlée). Quelle della regione sono: huile d’olive d’Aix-en-Provence, huile d’olive de Haute-Provence, huile d’olive de la vallée des Baux-de-Provence, huile d’olive de Nice, huile d’olive de Nîmes, huile d’olive de Nyons.

Se invece vi capita sotto gli occhi la scritta "origine UE " o "huiles issues d'Europe", siete alle prese con un prodotto d’importazione (il più delle volte, dalla Spagna). E pure un indirizzo provenzale sull’etichetta potrebbe non dire nulla dell’origine del prodotto: anche un semplice negoziante o una fabbrica hanno tutto il diritto di indicarlo.

Anche il prezzo (ma non da solo) è un indicatore: a titolo di esempio, un olio d’oliva AOC vallée des Baux viaggia tra i 16 e i 23 euro al litro: la bontà si paga!

Attenzione, infine, alla collocazione delle bottiglie: non dovrebbero mai essere esposte in pieno sole.

Quanto è distante il formaggio

Altra vedette dei mercati provenzali è il formaggio, non solo e strettamente regionale o locale. Anche in questo caso le etichettature AOP e AOC sono una garanzia, ma non l’unica considerando che molte piccole e ottime produzioni non arrivano o non tentano nemmeno di ottenerle: per un piccolo o piccolissimo produttore il gioco potrebbe non valere la candela.

Per accertarsi che il formaggio non sia il frutto dell’unione di formaggio locale e pasta industriale funziona bene, pur con qualche approssimazione, il metodo empirico: fatevi una bella chiacchierata con chi sta dall’altra parte del banco, fatevi raccontare da dove arriva (meno sono i chilometri, meglio è), chiedete se il formaggio viene venduto anche alla fattoria (anche questa è un’esperienza molto interessante)… È anche un modo per esprimere la giusta attenzione verso chi fa le cose per bene ed è appassionato del proprio lavoro.

N.B. Il solo AOP della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra è il banon, un formaggio di capra a pasta molle e crosta naturale, avvolto nelle foglie di castagno. Ottimo sia fresco sia stagionato.

I salumi della Corsica

Se si restringe la scelta alla produzione regionale, l’unica è assaggiare il salame di toro della Camargue. Ma è più facile, più ci si allontana dalla zona, che le bancarelle propongano salumeria corsa, che pure non arriva da lontano e “quando è buona è buona”.

Anche in questo caso, occhio attento all’etichetta e alla denominazione AOC: i soli prodotti della Corsica a poterla vantare sono il prisuttu (prosciutto), la coppa e il lonzu (lonza). I figatelli, altro prodotto tipico della salumeria corsa, si confezionano in autunno/inverno. I salumi corsi senza etichetta AOC sono, nella stragrande maggioranza, fabbricati e trasformati in Corsica, ma i maiali che forniscono la carne sono d’importazione.

Miele puro o... tagliato

In questo caso, parlano i numeri: i francesi consumano 40mila tonnellate di miele l’anno; gli apicultori francesi (e parliamo dell’intero Esagono, non solo della Provenza) ne producono 16mila tonnellate. Il calcolo è presto fatto: ben più di metà del miele consumato in Francia è prodotto altrove e non si capisce perché quello venduto sulle bancarelle dovrebbe fare eccezione.

Va detto, peraltro, che come nel caso del formaggio ci sono piccoli produttori di tutto rispetto che hanno scelto i mercati locali come canale di distribuzione. Anche per il miele, valgono i soliti criteri: l’etichetta (che almeno ci sia scritto “récolté en France” o “mis en pot par l’apiculteur” e che vi sia indicato l’indirizzo del produttore), la distanza tra la bancarella e il luogo di produzione (e la possibilità di vistarlo), il prezzo (difficile che sia artigianale un miele venduto a meno di 3 euro al chili: è il suo prezzo) e… l’assaggio. Se poi un miele è biologico o biodinamico, è pressoché impossibile (a meno che vi sia dolo) che sia ‘tagliato’.

Il sapone di Marsiglia… contraffatto

Il 90% dei saponi di Marsiglia venduti in Francia viene… dalla Cina. A dirlo è la DGCCRF: impronunciabile acronimo, indica la Direzione Generale della Concorrenza, dei Consumi e della Repressione delle Frodi.

In questo caso, verificate che l’etichetta riporti l’Indicazione geografica protetta (IGP) e affidatevi alle saponerie ufficilali, come Marius Fabre, La Savonnerie Fer à Cheval, La Savonnerie du Midi o Le Sérail. Ricordate, inoltre, che per essere ‘di Marsiglia’ un sapone deve contenere almeno il 75% di olio d’oliva.

La fonte principale delle informazioni contenute in questo articolo è un prezioso articolo del giornale Le Dauphine che ha fatto un ottimo lavoro a tutela dei consumatori. Merci!



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