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Provenza, Alpi e Costa Azzurra, cosa c'è di nuovo

Provenza, Alpi e Costa Azzurra, cosa c'è di nuovo

Long form - Il turismo lento in tutte le sue declinazioni. Destinazioni, programmi, esperienze.

Francia, turismo slow: un fil rouge… verde per il 2021

Preso atto delle nuove esigenze e motivazioni di viaggiatori e vacanzieri, e delle nuove priorità che caratterizzeranno la domanda di turismo prossima ventura, gli operatori francesi del settore hanno scelto per il 2021 un fil rouge pienamente adeguato al momento: il turismo slow in tutte le sue declinazioni.

“Un modo”, ha sottolineato Frédéric Meyer, direttore Atout France Italia/Grecia in occasione del mediatour organizzato il 20 e 21 gennaio da Atout France “per vivere la Francia ognuno al proprio ritmo, ritrovare il piacere di vacanze autentiche, di scoperte e riscoperte nel segno del rispetto della natura, del verde, della sostenibilità, e naturalmente dell’art-de-vivre, prendendosi il tempo per le cose che contano davvero”.

L’invito allo slow travel da parte di Atout France vale, naturalmente, anche per la Provenza, le Alpi e la Costa Azzurra. Tutt’e tre le aree hanno in serbo numerose novità nel segno del green e della lentezza, da sperimentare appena sarà possibile riprendere a muoversi, con tutta la cautela del caso ma con meno limitazioni e restrizioni.

Provenza, Alpi e Costa Azzurra: c’è slow e slow

Il concetto di turismo slow ci porta immediatamente a pensare a vacanze immerse nella natura e nel verde. Da questo punto di vista, l’insieme delle proposte che Provenza, Alpi e Costa Azzurra hanno confezionato per il 2021 sfrutta sapientemente la vocazione del territorio.

Ma la scelta del turismo lento va oltre, investendo anche le destinazioni urbane e le località di mare normalmente più affollate. Anche questi centri, infatti, si sono fatti in quattro per identificare e progettare, sul proprio territorio, opportunità e attività all’insegna dello “spazio vitale” per tutti.

Vediamo qualche dato e qualche esempio.

A tutta montagna nelle Alpi del Sud

Nell’anno in cui le “quotazioni” di montagna e collina da parte di noi italiani confermano il trend di segno positivo del 2020, le Alpi della Francia del Sud sono tutte da (ri)scoprire: tra parchi naturali, giardini botanici, laghi di montagna e di alta quota, questa zona è il regno indiscusso di escursioni e passeggiate.

Prendiamo, a titolo di esempio, la valle di Serre Chevalier Briançon link, a 1h e 30’ da Torino e 3h da Milano: anche se per quest’anno restano off limits i 250 km di piste che ne fanno il più grande comprensorio sciistico delle Alpi del Sud, per tutto il resto dell’inverno la valle mette a disposizione una nuova zip line di 1100 m dove sfrecciare fino a 110km/h. E poi slittino, ciaspole, fatbike, parapendio, sci escursionismo, sci alpinismo, ski joering, snowkite, sci nordico, motoslitta, guida sul ghiaccio, kart sul ghiaccio, biathlon, slitta trainata da cani...

Quanto all’estate, la gamma delle esperienze proposte è altrettanto ampia: escursioni, una molteplicità di sport in acqua dolce, yoga in mezzo alla natura, piscine biologiche, quadbike, mountain scooter, paddle, bici, mountain bike, arrampicata, via ferrata, sentieri... Attività che si possono praticare anche in molte altre località delle Alpi del Sud.

Per chi ha già inserito la modalità slow, ci piace segnalare anche altre due esperienze in piena sintonia con questo mood. Una è la Routo (GR69), randonnée in 33 tappe sui sentieri della transumanza che collega il Piemonte alla piana di La Crau. L’altra è un’iniziativa dedicata agli amanti della bicicletta: in alcuni giorni le strade dei campioni del ciclismo – i mitici colli del Tour de France, Izoard, Galibier, Allos, e le salite di Risoul e Orcières – sono chiuse al traffico a motore e riservate alle bici.

La doppia sfida della Costa Azzurra

Perché doppia? Perché quando pensiamo alla Costa Azzurra abbiamo davanti agli occhi un mare cristallino, ma anche località e spiagge affollate. Anche qui, però, il nostro desiderio di vacanze esperienziali e rarefatte trova di che appagarsi.

Non dimentichiamo, per cominciare, che la Costa Azzurra è terra di fiori e profumi: i suoi 80 giardini aperti al pubblico, di cui 13 insigniti del marchio Jardin Remarquable, bastano per organizzare più di un tour profumato; inoltre dal 3 al 28 aprile 2021 questa proposta “naturalmente slow” si arricchisce del Festival dei Giardini della Costa Azzurra, sul tema “I Giardini degli Artisti”: un’esperienza tutta da attraversare, scegliendo sul posto e sul momento gli spazi destinati a diventare i nostri “luoghi verdi del cuore”.

In Costa Azzurra, l’aria aperta è anche sinonimo di sport ed eventi per appassionati, amatori e curiosi: per chi ha voglia di cimentarsi, dal 30 aprile al 2 maggio è in programma l’ Outdoor Festival 06 Côte d’Azur France, che coinvolge diversi comuni lungo la costa e nell’entroterra e dà modo di scoprire e provare numerosissime attività sportive all’aperto insieme agli esperti.

Le opportunità non mancano neppure per gli amanti dell’arte e della cultura. A Beaulieu-sur-Mer da marzo a settembre Villa Kérylos, uno dei gioielli del Centre des Monuments Nationaux in Costa Azzurra, propone un vero e proprio viaggio slow in una Grecia antica più fantastica che reale, facendo interagire pezzi creati del designer e artista Hubert le Gall con l’architettura concepita da Theodore Reinach quasi un secolo fa. A Cap Moderne-Roquebrune Cap Martin riaprono a primavera 2021 la Villa E-1027 di Eileen Gray e Jean Badovici e il Cabanon di Le Corbusier. Il Museo Bonnard di Le Cannet celebra il suo 10° anniversario con due mostre: “Faccia a faccia, l’autoritratto da Van Gogh a Bonnard” (da metà maggio a fine agosto) e "Les Enfants de Bonnard. Balthus, Bazaine, Rothko... l’eredità artistica di Bonnard fino a oggi” (da metà settembre fino al gennaio 2022).

Nelle acque davanti all’Ile Sainte-Marguerite (da scoprire insieme alla sorella ancora più slow Saint-Honorat, dove i monaci cistercensi coltivano le viti e producono vino e liquore) è fresco di inaugurazione l’Ecomuseo subacqueo di Cannes, con sei sculture subacquee , alte due metri e pesanti dieci tonnellate ciascuna di Jason deCaires Taylor, artista britannico di fama internazionale: un luogo a vocazione artistica ed ecologica, visto che obiettivo delle sculture è fungere da rifugio per la vita sottomarina.

Nel frattempo, sempre per dare un’occhiata sotto il mare, Antibes Juan-les-Pins ha varato la seaZen, una barca a energia solare che scivolando sull’acqua a ritmo lento permette di scoprire il perimetro della nuova riserva sottomarina La Pesquerolle a Cap d’Antibes; la cittadina, ricca di novità sul fronte dell’hôtellerie e della ristorazione, oltre che oggetto di un continuo rinnovamento urbanistico e culturale con un’attenzione particolare a ecologia e innovazione, sta preparando un autunno ricco di eventi, dalla quarta edizione del festival jazz Jammin’Juan (dal 3 al 6 novembre) al terzo Weekend del Design e dell’Arte (dal 3 al 5 dicembre).

A Biot, città della creatività e delle professioni artistiche, l’arte si può anche imparare, partecipando a un laboratorio in uno degli atelier artistici della cittadina: per un’ora, un giorno o una settimana si può venire a “imparare il mestiere” dai maestri vetrai e dagli altri artisti di stanza qui, che tengono i loro spazi aperti al pubblico tutto l’anno.

Nizza e la sua area metropolitana

E Nizza? Nizza è ormai da tempo Nice Métropole, cioè 49 comuni dal Mediterraneo alle cime del Parco Nazionale del Mercantour.

Nell’anno in cui la regione Sud Provenza Alpi Costa Azzurra punta sul turismo slow, Nizza può vantare sette stazioni sciistiche e un’alta e media montagna che d’estate invitano alla scoperta di borghi antichi e villaggi arroccati sorprendenti, promuovono ogni sorta di attività sportive e, sempre en plein air, propongono esperienze immersive come yoga, Qi qong e meditazione.

Nizza ha dalla sua anche i parchi alle spalle della città (dal Mercantour al Parco della Grande Corniche fino al Parco del Plan des Noves). E può contare su… se stessa: non solo mette a disposizione oltre 300 ettari di parchi e giardini, ma riesce a coniugare natura e bellezza organizzando visite che uniscono i principali musei della città e i rispettivi spazi verdi, ognuno con una sua personalità.

Le novità della Provenza per il 2021: a tutto Var

Ce lo siamo detti più volte: affidare alla geografia politica e amministrativa il compito di disegnare i confini della Provenza è insensato: anche l’eterogeneità delle novità che questa zona mette in campo per il 2021 riportano piuttosto a un approccio culturale, storico e antropologico.

Partendo dal Var, lungo le cui coste prosegue la Costa Azzurra senza soluzione di continuità, la tendenza slow si percepisce tanto in ambito urbano quanto lungo il litorale e nell’entroterra.

Hyères resta un punto di riferimento, per la sua capacità di valorizzare monumenti e siti storici senza perdere lo charme di un villaggio provenzale. La declinazione green della città si traduce in un percorso che – dal sito archeologico greco di Olbia fino alla Villa Noailles, sulla collina – attraversa più di due millenni. Un invito slow sono le spiagge che sembrano senza fine, mentre natura e offerta di attività nautiche e sportive vanno a braccetto lungo la penisola di Giens. Ma la slowness per eccellenza è quella di casa sull’arcipelago delle Iles d’Or : la “selvaggia” Port-Cros, dall’ambiente incontaminato, la “bella” Porquerolles, che ospita anche la sede della Fondazione d’arte contemporanea Carmignac, fino all’Ile du Lévant, la “nudista”, destinazione privilegiata per i naturisti.

L’altro polo urbano del dipartimento, Tolone, è in piena rinascita e tutto da scoprire. Distesa ai piedi del Monte Faron e racchiusa in una delle più belle rade portuali d’Europa, Tolone rivela colori, profumi e art-de-vivre decisamente provenzali. La Rue des Arts nel centro storico e il mercato sul Cours Lafayette sono due indiscussi punti d’attrazione, ma girando per la città si possono incontrare altri scorci inaspettati come quelli dell’ecoquartiere Chalucet, fulcro green della creatività cittadina.

Tra le due città e negli immediati dintorni si distende un’altra meta da godere senza fretta, questa volta all’insegna dello iodio. È la Provenza Mediterranea, che comprende sia località balneari note anche a noi italiani, sia una fascia di comuni dell’entroterra, meno conosciuti ma altrettanto suggestivi: Carqueiranne, La Crau, La Garde, Ollioules, Le Pradet, Le Revest, Saint-Mandrier, La Seyne, La Valette… un territorio incontaminato con isole, parchi e spazi verdi protetti dove la natura regna sovrana.

A ovest di Tolone, lungo la costa, si raggiunge il Var Occidentale, con Six-Fours: una destinazione inondata di sole, in una varietà di paesaggi, colori e profumi, da scoprire in ogni stagione con oltre 40 km di costa, spiagge di sabbia, insenature segrete, l’arcipelago delle isole Embiez, Le Gaou, piccoli porti di pesca e turismo, Saint Mandrier ed il porticciolo del Brusc. Troppo sole? Il Var Occidentale racchiude anche oltre 2500 ettari di foreste.

Stesso dipartimento, altre mete slow & green: la Provence Verte (lo dice il nome), le Gole del Verdon (che avranno presto il marchio Grand Site de France), l’Estérel (massiccio vulcanico e sito protetto di 32mila ettari tra mare e natura, con oltre 51 km di costa), il Pays de Fayences (dove slow fa rima con il savoir-faire dell’artigianato locale), Draguignan (punto di partenza dei percorsi “le vigne in bicicletta”) e la Dracenia (con 37 circuiti di escursioni e passeggiate).

Vaucluse e Luberon, il cuore verde della Provenza

Riprendere il ritmo giusto, riappropriarsi del proprio tempo in modo nuovo, privilegiare un approccio ecologico, responsabile e sostenibile, incontrare gli artigiani, i produttori e gli abitanti, e “scambiare” con loro. Se c’è un posto in Provenza dove tutto questo è possibile, è il Vaulcuse. Con un’accortezza: uscire dai sentieri battuti per andare incontro alla bellezza del territorio, ai prodotti offerti dalla terra, alle esperienze insolite.

Perfetto per questo obiettivo è un tour tra i vigneti dei grandi doc e dei crus più famosi. O il nuovo itinerario “Gordes in bicicletta” che in 70 chilometri tocca villaggi da sogno – lo stesso Gordes, Oppède, Ménerbes – passa per l’abbazia di Sénanque, sfiora un mulino a olio, un campo di lavanda, ulivi e vigneti. Ed è sempre nel Vaucluse che si possono scoprire i parchi naturali, cucinare con prodotti locali da filiera corta, passeggiare tra le opere d’arte, visitare villaggi arroccati… La natura è sempre lì, a portata di mano.

Indovinato: siamo già entrati nel Luberon, cuore verde della Provenza e destinazione ideale per ricaricare le batterie tra lavanda, vigneti e ulivi, in una natura intatta dove anche l’acqua – quella della Sorge e della Durance – scorre con dolcezza. Qui il ritmo lento si ritrova nel Parco Naturale Regionale del Luberon, lungo sentieri e boschi tranquilli e rigeneranti, per le vie dei “villaggi più belli di Francia” come Gordes, Lourmarin e Roussillon, tra gli antiquari di L’Isle sur la Sorgue, nella pietra bianca dei muretti a secco e delle bories, nei piccoli ma affascinanti musei esperienziali (come la Filaventure, dove si tocca con mano la lavorazione delle fibre nobili della lana, e il Museo della Lavanda Château du Bois), ma anche nei prodotti della terra e del lavoro, come l’olio, il vino, il miele e i fiori, le verdure e i frutti benedetti dal sole e trasformati in delizie dall’arte sapiente degli chef. Emozioni da trasformare in ricordi.

Restando nel Luberon, prendersi cura di sé è un verbo che si può coniugare in molti modi: rilassarsi fra il silenzio, il frinire delle cicale e i cinguettii del mattino, concedersi un trattamento di benessere o un corso di yoga all’aperto, assecondare il proprio ritmo a piedi o in biciletta, scaricare le energie facendo trail o mountain bike, scivolando nel paesaggio in canoa o ammirandolo dall’alto lungo una via ferrata.

Marsiglia e il turismo sostenibile

Scelta dal Ministero dell’Ecologia per ospitare il congresso dell’International Union for Conservation of Nature, volto a promuovere la tutela della biodiversità terrestre e marina, Marsiglia comincia da… Marsiglia. E punta a un turismo sostenibile che concili economia ed ecologia: un turismo al servizio dell’ambiente, fluido nella gestione delle stagionalità, rispettoso delle popolazioni locali, innovativo, impegnato e solidale.

Questa visione, destinata a consolidarsi nel tempo, trova  il suo ambito ideale di sperimentazione e di applicazione negli 8.300 ettari e nei 20 km di coste del Parco Nazionale dei Calanchi, il primo parco periurbano di Francia, che si estende da Marsiglia a Cassis. Tra l’uno e l’altro – Marseilleveyre, Podestat, Sormiou, Morgiou, Sugiton, En-Vau, Port-Pin, Port-Miou... – acque cristalline, rocce calcaree ed essenze marine. E scogliere vertiginose, boscaglie selvagge e calette nascoste. Un’eccellenza della biodiversità, alla quale accostarsi con rispetto e da scoprire attraverso la nuova app “Mes Calanques”.

MuCem

L’altra Provenza: Nimes e la Camargue

La Provenza, si è detto, ha confini fluidi che il mistral ridefinisce ogni giorno, accarezzando i paesaggi e regalando giornate limpide di sole. E anche il Rodano non scorre per separare, ma per unire, bagnando le sue due sponde con la stessa acqua.

Lo testimonia Nîmes, città provenzale extraregione, avvolta da una luce mediterranea anche se non c’è il mare. Nîmes, città che si moltiplica nel nome dell’accoglienza. C’è la Nîmes antica, dove ritroviamo un pezzo della nostra storia: dal 13 maggio al 19 settembre 2021, il Musée de la Romanité presenta, in collaborazione con il Museo del Louvre, la prima mostra francese interamente dedicata al culto imperiale: “L’Empereur romain, un mortel parmi les dieux / L’imperatore romano, un mortale tra gli dei”. C’è la Nîmes contemporanea, capace di trasformare un intero quartiere in un museo a cielo aperto con la decima edizione della mostra-festival “L’Expo de Ouf”: la street art d’autore dipinge le facciate delle case e colora le strade da percorre a ritmo lento, prendendosi il tempo di guardarsi intorno. E c’è la Nîmes più verde, quella che con un nuovo percorso collega l’arena ai Jardins de la Fontaine: una fusione perfetta di vegetazione e acqua pronta ad accogliere le nostre passeggiate slow.

Sempre nel Gard, là dove il Rodano si fonde con il Mediterraneo, è forse la zona che più di tutte si fa beffe dei confini amministrativi: la Camargue ingloba la foce del fiume e ne fa tesoro per creare un ecosistema unico e preservato. È qui che la lentezza trova il suo apice, nelle passeggiate a piedi o a cavallo, tutt’al più in bicicletta. Ed è qui che lo straniamento prende quando si incontrano le saline di Aigues-Mortes, città fortificata che merita almeno – ma certo non solo – un giro sulle mura, quasi fosse il nostro turno di guardia. Nelle saline, una passeggiata lungo un sentiero dedicato e segnalato porta alla Camelle de Sel, la Montagna di sale: dalla sua cima, lo sguardo spazia sui paesaggi tinti di rosa delle immense vasche di acqua salata. Qui gli agricoltori e i sauniers, i raccoglitori di sale, custodiscono quel savoir-faire antico che ha permesso di preservare un ecosistema originale, con una fauna e una flora eccezionali.

Riattraversando il solito impercettibile confine, l’appuntamento è ad Arles, dove a primavera sarà finalmente inaugurata la torre della Fondation Luma, edificio spettacolare progettato da Franck Gerhy, e dove dal 5 luglio al 26 settembre tornano i Rencontres de la Photographie.