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Nizza e le influenze italiane

Nizza e le influenze italiane

Fino al 29 marzo 2019 una mostra a Nizza ci fa riscoprire le radici italiane del patrimonio culturale nizzardo.

La casa sul confine dei ricordi, la stessa sempre, come tu la sai, e tu ricerchi là le tue radici se vuoi capire l'anima che hai

Diceva così la canzone di Francesco Guccini che nel 1972 diede il titolo a uno degli album più riusciti del cantautore modenese. E forse vale anche per le città, proprio come per le persone: bisogna conoscerne le radici per capirne l’anima.

Le radici italiane di Nizza in mostra

Prendi Nizza, per esempio. E le sue radici italiane. Da dove arrivano? E cosa ne è rimasto nello spirito e nel carattere della capitale della Costa Azzurra?

Decisamente molto, a giudicare dalla mostra Racine[s] che al Centre du patrimoine di Nizza accende i riflettori sulle influenze italiane nel patrimonio nizzardo fino al 29 marzo 2019.

È un percorso articolato, quello proposto dall’esposizione, che passa inevitabilmente attraverso la storia e la geografia, ma anche la cucina, le pratiche culturali, la connotazione del paesaggio, l’architettura e l’urbanistica. Eccone qualche assaggio.

L’antica Nizza e la Nice new. La Nizza italiana, addossata alle sue colline con le sue case scolpite o dipinte, le sue madonne agli angoli delle strade e la sua gente dai costumi pittoreschi. La Nizza inglese, o il quartiere di marmo (il Newborough), con le sue strade che sembrano fatte col righello, le sue case imbiancate a calce, con le finestre e le porte equidistanti, e la sua popolazione con gli ombrelli, le vele e gli scarponi verdi che dice: yes*

Nizza, latina nel midollo

Da più di un secolo e mezzo, nel modo di vivere di Nizza c’è qualcosa di profondamente italiano, se non addirittura ‘latino’; la vicinanza geografica, la storia comune,  una popolazione ‘di frontiera’, un’urbanistica e una lingua figlia delle direttive di Casa Savoia hanno segnato per sempre il carattere della città, a sua volta porto del Mediterraneo, aperta agli scambi e alle influenze provenienti da altre culture, come, tra ‘800 e ‘900, quella anglosassone e quella russa.

Nizza ‘portineria’ delle Alpi

Fin dall’XI secolo la famiglia dei Savoia gioca un ruolo strategico sullo scacchiere europeo: grazie ai suoi possedimenti a metà strada tra le Fiandre e l’Italia settentrionale (geograficamente intesa), tra Francia e Impero, gestisce, di fatto, la ‘portineria delle Alpi’.

All’inizio del XV secolo possiede tre territori contigui – la Savoia, il Piemonte e il Pays niçois (l’area di Nizza) – che in termini strategici si traducono nel controllo della quasi totalità dei passi alpini tra penisola italiana e Francia e nella disponibilità di un accesso al mare.

Nel 1720 vi aggiunge il Regno di Sardegna e nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, il territorio dell’antica Repubblica di Genova.

Come andranno le cose nei secoli a venire lo sappiamo, ma una traccia di questa lunga fase non avrebbe potuto non rimanere.

Nizzardo e italiano, facciamo a capirci

Medioevo. I primi testi redatti nella Contea di Nizza (ad esempio, La vida de San Ounourat del trovatore Raymond Féraud, originario di Ilonse) sono scritti in langue d’oc, nella sua variante provenzale. Questa lingua di origine latina, costituita da un insieme di dialetti, era parlata dall’Atlantico alle Alpi, dal Massiccio Centrale al Mediterraneo.

Nel 1561 il Duca di Savoia Emanuele Filiberto impose l’uso dell’italiano come lingua ufficiale all’interno dei suoi possedimenti della Contea di Nizza e del Piemonte. E da allora anche il nizzardo, la lingua del popolo il cui uso perdurava in parallelo, sarebbe stato contaminato da un buon numero di italianismi, specie nello scritto.

Lingua, tradizioni, musica… una storia transfrontaliera ha impregnato il patrimonio immateriale nizzardo di accenti in arrivo dal ‘di qua’ delle Alpi.

Socca e farinata, Nizza e Genova nel piatto

Il cece (pois chiche in francese, in nizzardo), è una leguminosa molto antica (8mila anni) originaria del Vicino Oriente, utilizzata in tutto il bacino del mediterraneo e nel Medio Oriente. Ed è l’ingrediente base della socca, specialità culinaria nizzarda che ha l’aspetto di una crepe enorme e sottile, cotta in forno a legna dentro grandi teglie rotonde.

Le testimonianze non sono omogenee, ma questo cibo deriverebbe in prima istanza dalle fritture a base di farina di ceci introdotte dai saraceni nel sud Italia nell’Alto Medioevo, e poi dalla farinata (faina de ceixai in genovese) attestata a Genova dopo il XV secolo.

Nei secoli XIX e XX la si ritrova in Costa Azzurra, senza dubbio ‘importata’ da immigrati genovesi. Infilata tra due fette di pane, la socca rappresenta allora lo spuntino mattutino dei lavoratori di Nizza e di Mentone.

Informazioni

Racine[s]! Le influenze italiane nel patrimonio nizzardo
Centre du patrimoine – Le Sénat
14, rue Jules Gilly, Nizza
+33(0)4 92 00 41 90
Dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00. Venerdì 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 15.45.

* Alexandre Dumas, Viaggio in Italia, 1843

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