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Presepe a chilometro zero

Presepe a chilometro zero

Il Presepe, in provenza, è una questione strettamente locale. E andrebbe fatto la vigilia di Natale. Ecco perché.

Che giorno è oggi? Non importa. Si compra quel che serve e, tornati a casa, si allestiscono i fondali, si dispongono le casette e si mettono le statuine al loro posto. Il presepe è fatto. I materiali, spesso sintetici, sono robusti e si riutilizzano anno dopo anno, salvo qualche rimpiazzo e qualche aggiunta. E ognuno fa il presepe quando gli pare. Ma andiamo in Provenza e torniamo un po’ indietro nel tempo.

Il presepe: fai da te e all’ultimo minuto

Fino a qualche decina di anni fa, il giorno della vigilia di Natale bambini e ragazzi di Provenza scorrazzavano su e giù per prati e boschi in cerca di rami, sterpi e foglie: rametti di olivo e pino, laurotino, timo, agrifoglio, muschio. Era questo il bottino che riportavano a casa, ma anche sassolini e pietruzze, pezzi di corteccia e pigne cadute. Con questi materiali, la famiglia poteva finalmente dedicarsi alla costruzione del presepe. Ma perché aspettare il 24, quando c’erano tante altre cose da fare?

 Rametti, pigne e foglie secche per fare il presepe come una volta

Foglie, bacche e muschio dovevano essere più freschi possibile per resistere in buone condizioni fino al 2 febbraio: secondo la tradizione provenzale, infatti, il presepe doveva restare al suo posto fino alla Candelora.

Se Gesù nasce in Provenza

I tempi sono cambiati, ma l’attaccamento alle tradizioni locali no. Per questo anche oggi nella maggior parte dei presepi che si trovano in Provenza tutto è rigorosamente… provenzale.

L’ambientazione, per cominciare. I paesaggi e le costruzioni richiamano la conformazione e l’edilizia tipiche del territorio: difficile sentirsi dalle parti di Betlemme in un presepe provenzale.

L'arte dei santonniers

Poi, le statuine. L’Istituto nazionale dei mestieri d’arte classifica quello del presepista tra i mestieri artistici. Ed esiste anche un organismo di rappresentanza dei professionisti della statuina, il Syndicat National des Santonniers, con sede a Marsiglia.

La donna alla finestra, in costume provenzale

Dei 150 santonniers che conta oggi la Francia, circa 120 piccole aziende si trovano tra il capoluogo della regione, Aix-en-Provence e Aubagne: quasi tutte microimprese familiari. Aubagne, con 15 atelier, è la capitale indiscussa dei santons.

Anche i personaggi – fatti salvi la Sacra Famiglia, i Re Magi e il bue e l’asinello – sono autoctoni, come l’Arlesiana o i boumians (gli tzigani, che si vuole un tempo fossero obbligati a vivere a la Sainte-Baume, da cui il nome). Oppure corrispondono alle figure che si incontravano una volta nei borghi provenzali: le autorità, cioè il sindaco e il parroco, ma anche il mugnaio, la mungitrice, il falegname, la contadina, il fabbro e perfino i giocatori di pétanque.

La coppia di vecchietti del presepe provenzale

Ma la statuina più simpatica è quella del ravi, lo scemo del villaggio o, più precisamente, l’uomo ingenuo e dal cuore semplice: è lui il portafortuna del presepe.

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