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Natale ‘made in Provenza’: largo alla tradizione

Natale ‘made in Provenza’: largo alla tradizione

Il presepe e i santons, il gros souper della vigilia e i 13 dessert, il grano di Santa Barbara e la brioche dell'Epifania... Dal 4 dicembre alla Candelora, in Provenza è Natale.

Il Natale, per i provenzali, è uno dei periodi dell’anno in cui il senso della tradizione riaffiora più forte e pervade ogni luogo. Gli aspetti in comune con le consuetudini italiane non mancano ma, come vedremo, a Natale la provenzalità si esprime davvero in molti modi, anche curiosi.

La tradizione dal presepe alla tavola

Il presepe e le statuine di terracotta colorate, per cominciare, sono rigorosamente ‘made in Provenza’. La produzione dei santons, infatti, è un fiore all’occhiello dell’artigianato artistico della regione Provence-Alpes-Côte d’Azur. Alcune botteghe e laboratori di santonniers, i maestri presepisti, sono in funzione tutto l’anno e si possono visitare. Per non parlare del presepe di Aubagne, talmente ricco di santons da essersi candidato al Guinness dei Primati.

A tavola, i simboli della tradizione natalizia provenzale sono soprattutto due, concentrati in tre giorni: il gros soupa, o gros souper (la cena della vigilia) e i celeberrimi 13 dessert. Ma – tra prima, durante e dopo – il Natale, in Provenza, dura molto più a lungo.

Le feste delle calende: l’anno vecchio

L’inizio del periodo delle calende, il temps calendal dei provenzali, coincide con la prima domenica di Avvento. E poi…

  • il 4 dicembre, giorno di Santa Barbara, si semina un po’ di grano in tre piattini. Arrivato il Natale e cresciuto il grano, li si poserà finalmente sulla tavola. La tradizione resiste ben salda;
  • dal 13 dicembre, Santa Lucia, fino a Natale, si usava illuminare finestre e balconi ogni sera, a testimoniare che le giornate tornano ad allungarsi. Lo scintillio delle luci artificiali, con gli anni, ha oscurato questa usanza;
  • il 24, vigilia di Natale, si prepara il presepe, ci si siede a tavola per il gros soupa e chi crede aspetta l’ora per andare alla messa di mezzanotte: ancora oggi alcune chiese allestiscono un presepe vivente. Al ritorno, si fa nascere Gesù deponendolo nella mangiatoia e ci si scambiano i regali, ma non a stomaco vuoto: si ‘spiluccano’ i 13 dessert e ci si scalda con il vino cotto;
  • consuetudine vuole, e più d’uno ancora la rispetta, che il 25, giorno di Natale, sia dedicato alle visite. A ciascuno la scelta se farne o riceverne, tenendo conto che probabilmente a pranzo si è mangiato il tacchino, anzi, la tacchina farcita: meglio uscire per smaltire o aspettare gli ospiti e non prendere freddo durante la digestione?
  • In Francia il 26 dicembre, Santo Stefano, non è più considerato festivo: fino a quando lo fu, in Provenza era d'uso che in famiglia si mangiasse l’aïoli;
  • quanto al 31 dicembre, San Silvestro, come da noi si aspetta la mezzanotte: il veglione resiste a qualunque latitudine.

Le feste delle calende: l’anno nuovo

Cosa succede in Provenza dopo il brindisi al nuovo anno?

  • da noi si dice “chi lavora a Capodanno, lavora tutto l’anno”. In Provenza c’è un ‘di più’: il 1° gennaio è vietato... fare il bucato!
  • l’Epifania tutte le feste porta via? Non in Provenza, quando – in onore dei magi che nel frattempo sono arrivati alla capanna – si mangia una grande brioche alla frutta candita a forma di corona. Dentro ci si nasconde una fava: chi la trova nella propria fetta porta il dolce la volta successiva;
  • ancora quasi un mese e si arriva alla Candelora: il 2 febbraio decreta la fine del temps calendal: si disfa il presepe e… arrivederci al prossimo dicembre.

A conti fatti, davvero i provenzali si godono due mesi di vacanze di Natale? Magari!

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