Stai leggendo

La storia tormentata di Les Baux de Provence e dei suoi signori

La storia tormentata di Les Baux de Provence e dei suoi signori

Le vicende burrascose del castello provenzale, tra genealogie leggendarie, guerre civili, pegni d’amore e questioni di famiglia.

Tra le colline ricoperte di ulivi del magico paesaggio provenzale svettano le rovine del castello di Les Baux de Provence, un villaggio arroccato lungo i fianchi delle Alpilles. Il borgo deve alle sue ripide pendici una posizione strategica rispetto ai territori circostanti, sui quali ha esercitato il controllo lungo i secoli. Ma non tutto è filato liscio.

Les Baux de Provence, il villaggio

Quando Les Baux contava più di Arles

Les Baux fu inizialmente un piccolo centro abitato di origine celtica (anche se tracce di insediamenti umani risalgono addirittura all’Età del Bronzo), ma conobbe un primo vero e proprio sviluppo nel Medioevo.

Il suo nome deriva dalla famiglia dei signori feudali che governavano il luogo, Les Baux. All’epoca, il loro dominio si estendeva su ben 79 località tra le quali la stessa Arles.

I Re Magi nell’album di famiglia

La fama, dunque, non faceva certo difetto ai signori de Baux. Ed era amplificata da una discendenza di cui andavano particolarmente orgogliosi.

La leggenda vuole, infatti, che nel loro albero genealogico comparisse addirittura Baldassarre, uno dei tre Re Magi. Il che spiega la presenza della stella di Betlemme nello stemma della casata.

La stella di Betlemme, emblema di Les Baux

Ancora oggi, il principe Alberto di Monaco conserva il titolo di marchese di Les Baux.

Tra i diversi rami di parentela, i signori de Baux andavano ben oltre i confini della Provenza: vantavano principi di Orange e visconti di Marsiglia e Italia meridionale, tra cui conti di Avellino e duchi di Andria. Uno di loro sposò Maria d’Angiò, sorella della regina di Sicilia e amata contessa di Provenza, Giovanna I.

Raymond de Turenne, il ‘flagello della Provenza’

A metà del 1300 il visconte Raymond de Turenne diventò tutore della giovane nipote Alix de Baux, ultima principessa della città-fortezza.

Il visconte causò una guerra civile che lacerò la fama di Les Baux, soprattutto a causa della sua crudeltà. Chiamato ‘flagello della Provenza’, costringeva i prigionieri a buttarsi dal castello nel vuoto dei burroni, per semplice divertimento.

Uno sperone roccioso nei dintroni di Les Baux

Per eliminarlo, il re di Francia e il papa – per i quali Raymond aveva peraltro in precedenza combattuto – ingaggiarono dei mercenari, che però devastarono numerosi territori non coinvolti nello scontro senza riuscire nel loro intento: Raymond de Turenne riuscì comunque a scappare.

Il re Renato, un amore di marito

Dopo la morte di Alix nel 1426, Les Baux fu annesso alla Provenza come baronia per via del re di Sicilia, che era anche conte della regione.

In seguito divenne signore di Les Baux “le bon roi Réné”, come veniva chiamato Renato D’Angiò. E fu lui ad offrire in dono all’amata moglie Jeanne l’intero paese, a cui presto la donna si affezionò.

Scorcio del villaggio di Les Baux

Un re che non perdona

Alla morte di Renato d’Angiò, Les Baux venne ricongiunto al regno di Francia ed entrò a far parte del dominio reale.

Tuttavia, gli abitanti non resistettero a lungo sotto il dominio della corona e si ribellarono a Luigi XI. Per tutta risposta il sovrano, diffidando di una fortezza così potente e così lontana da corte, finì per far smantellare il castello.

Le rovine del castello di Les Baux a picco sulla roccia

Dai fasti del Rinascimento all’ennesima rovina

Il periodo del Rinascimento fu una vera epoca d’oro per la fortezza, che venne restaurata e riportata agli antichi fasti. Proprio a Les Baux, in particolare, il barone di Montmorency introdusse l’architettura rinascimentale italiana in Provenza.

La rocca divenne poi un centro protestante che all’epoca delle guerre di religione diede asilo a numerosi credenti, ma presto si trasformò anche in rifugio di rivoltosi, oppositori della corona. Richelieu non esitò a lungo: diede ordine di radere nuovamente al suolo il castello e i bastioni.

La ripresa dopo il declino: bauxite e turismo

Dopo la rivoluzione francese, Les Baux non si riprese mai del tutto e conobbe una lunga fase di declino.

Solo molto dopo – quando il chimico Berthier scoprì nei pressi di Les Baux una roccia rossa ricca di alluminio – il villaggio tornò a vivere giorni più prosperi. Era il 1821: Berthier battezzo la roccia “bauxite” e l’estrazione del minerale continuò per quasi tutto il ‘900.

La bauxite, scoperta a Les Baux nel 1821

Oggi, infine, è il turismo la vera ricchezza di Les Baux de Provence, il cui castello è riconosciuto come monumento nazionale.

Avresti detto che un così piccolo agglomerato di case e rovine ha tante storie da raccontare?

Penelope Costa - Redazione Junior

Partecipa alla discussione