Stai leggendo

Il fascino discreto di Cavaillon

Il fascino discreto di Cavaillon

Lontana dai riflettori, la città del Vaucluse sa stupire.

C’era una volta il melone di Cavaillon

Un melone di pietra accoglie sul ciglio della strada chi arriva dalla vicina Saint-Rémy-de-Provence: il frutto, a tutt’oggi simbolo di Cavaillon, è stato per decenni l’artefice delle fortune della cittadina adagiata lungo le rive della Durance.

Ma l’economia non sta ferma per definizione. L’agricoltura la fa ancora da padrone – mele e pere giganti campeggiano al centro di una rotonda a un altro degli ingressi cittadini –, i servizi prendono sempre più piede e anche l’industria guarda con interesse a questo centro: perfino un colosso come Saint Gobain ha aperto qui uno stabilimento e vi ha portato il quartier generale della ricerca e sviluppo.

Cavaillon, la collina Saint-Jacques

Cavaillon, hub della Provenza?

Dell'epoca d’oro della coltivazione del melone, a Cavaillon resta una testimonianza indelebile – anche nel ricordo di chi la sperimenta di persona – nel menu di Prevôst, ristorante stellato che deve il suo prestigio ai buoni offici dell’omonimo chef e patron. Non a caso pare che della dolce cucurbitacea fosse ghiotto anche Alexandre Dumas.

Ma non è questa la sola ragione che suggerisce di fare tappa in città e, magari, di sceglierla come base di partenza per qualche scorribanda tra Vaucluse e Bouches du Rhône.

Pur non annoverata da guide e web ranking tra le mete top della Provenza, Cavaillon ha ‘i suoi perché’, primo tra tutti una posizione ideale per raggiungere un gran numero delle suddette mete, complice la vicinissima autostrada e una rete ben ramificata di collegamenti su gomma.

Nel giro di poche decine di chilometri, infatti, il sistema stradale permette di raggiungere città come Avignone, Arles e Marsiglia, ma anche centri più piccoli e non meno interessanti quali Orange, Carpentras, l’Isle-sur-la-Sorgue e, naturalmente, i mille villaggi e paesaggi del Sud Luberon. Ansouis, Lourmarin, Cadenet, Gordes, Roussillon, Lauris, Oppède-le-Vieux... sono lì, a portata di mano.

Cavaillon, la porta di Avignone

Quando i romani scoprirono Cavaillon

Ideale per partire, interessante per restare. Cavaillon non ha luoghi simbolo eclatanti: è una città di tracce, come tutti i luoghi destinati al passaggio.
I romani, naturalmente, furono tra i primi a lasciare le loro con un tratto della Via Domitia: avevano colto quanto fosse strategica la posizione dell’insediamento celtico posto sulla collina Saint-Jacques, l’altura che domina l’attuale Cavaillon.

Ricca di profumi, sentieri e attività a contatto con la natura, oggi la collina è attraversata da diversi percorsi per chi ama le passeggiate, e propone ai più sportivi due itinerari in via ferrata e oltre 250 vie per gli scalatori.

Ai suoi piedi è stato collocato l’arco romano del I secolo d.C., in origine posto al probabile crocevia tra il cardo e il decumano del foro, individuati là dove oggi si trova Place du Clos.

Cavaillon, l'arco romano

Gli ebrei del papa a Cavaillon

Geograficamente Cavaillon faceva parte del Comtat Venaissin, territorio pontificio rimasto tale anche dopo che il papato lasciò Avignone per ritrasferirsi a Roma: una sorta di enclave nel regno di Francia, annessa all’esagono solo con la Rivoluzione del 1789.

Questo status particolare rese possibile la convivenza tra una netta maggioranza cattolica e una minoranza di ebrei dei quali il papa, diversamente del re, tollerava la presenza sulle sue terre in suolo francese. ‘Tolleranza’ legata a regole precise e inviolabili, come il dovere per la comunità ebraica di vivere all’interno del ghetto: una sola strada in cui trovavano posto, in condizioni sociali e sanitarie più che precarie, circa 700 persone.

È qui che si trova tuttora la sinagoga, una delle quattro alle quali era permesso l’ufficio del culto al tempo dell’enclave dei papi: un tempo luogo di preghiera, di lettura della Torah, di scuola e di assemblea della comunità, oggi testimonia la vita collettiva degli “ebrei del papa” ed è uno dei gioielli di Cavaillon.

Cavaillon, la sinagoga, interno

Una cattedrale barocca in Provenza

Data la sua storia, la Provenza non pullula certo di testimonianze barocche, tanto meno nell’architettura religiosa. Eppure, il Comtat Venaissin fa eccezione e Cavaillon con lui. Vista dall’esterno, la cattedrale Notre-Dame e Saint-Véran è una costruzione sobria che richiama l’edificio originario (fine XI sec.) e lascia intuire i successivi rifacimenti.

È una volta varcata la soglia che si resta abbagliati dal barocco che pervade l’interno della chiesa, a partire dalla profusione di oro che decora l’abside e alcune delle cappelle laterali.

La prima a sinistra è dedicata a Saint Véran, vescovo della città nel VI secolo e patrono dei pastori. Al santo si attribuiva la liberazione dei cittadini dalla Coulobre, creatura mostruosa che arrivava da Fontaine-de-Vaucluse per seminare il panico tra la popolazione locale: una storia non dissimile da quella del nostro San Giorgio e il mitico Drago o, per restare in Provenza, di Santa Marta e la terrificante Tarasca.

L'altra sorpresa che la Cattedrale Notre-Dame e Saint-Véran riserva ai visitatori è un piccolissimo chiostro, insospettabile dall’esterno, che accoglieva nel XIII secolo la comunità dei religiosi di Cavaillon.

Cavaillon, cattedrale Notre Dame e Saint Véran, interno barocco

Il fascino poliedrico dell’Hôtel d’Agar

Nella Cavaillon più antica c’è uno scrigno che trabocca di sorprese. È l’Hôtel d’Agar, hôtel particulier edificato a partire dal XII secolo sulle rovine della città greca e romana. La costruzione, più volte rimaneggiata, ha rivelato la presenza di tesori archeologici e artistici. Tra gli altri, una torre gotica del XV secolo, un soffitto ligneo dipinto del 1500, un ciclo mediceo di camini in stucco realizzato intorno al 1600 e molto altro ancora.

Fin qui il contenitore. E il contenuto? L’Hôtel d’Agar è la versione contemporanea dei cabinets de curiosité che cominciarono a diffondersi in Europa nel Rinascimento. La collezione sapientemente disposta in questa wunderkammer del terzo millennio, frutto di quasi 30 anni di ricerca appassionata e recupero attento di pezzi di archeologia, etnologia e arte contemporanea, attraversa il tempo e la geografia.

Cavaillon, Hôtel d'Agar, particolare di soffitto decorato

Cavaillon non finisce qui

Tutto qui? Certo che no. Cavaillon ha ancora molto da offrire a chi la percorre con sguardo attento e curiosità allenata.

Il più antico canale della Provenza, il Canal Saint-Julien, ad esempio, attraversa la città. L’Hôtel Dieu, l’antico ospedale, è stato restaurato e accoglie il museo archeologico. La cappella del Grand Couvent, il convento che intorno al XIV secolo ospitava una comunità di monache benedettine, è sede di mostre ed esposizioni. La cerchia dei viali che circonda la città vecchia è punteggiata di eleganti residenze borghesi e edifici Belle Epoque.

E ogni lunedì mattina, quando nella maggior parte delle cittadine e dei villaggi provenzali è difficile far compere a meno di infilarsi in un anonimo supermercato, il mercato colora di Provenza la Place du Clos e il contiguo Cours Bournissac.

Più informazioni su Cavaillon sul sito Luberon Coeur de Provence.

Cavaillon, l'Hotel Dieu, ora spazio espositivo