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Pasqua in Provenza, nella tradizione e a tavola

Pasqua in Provenza, nella tradizione e a tavola

Fra usanze che resistono e tradizioni che scompaiono, l'impossibilità di sottrarsi al 'tormentone' delle uova.

In Provenza, la Pasqua è una festa religiosa e familiare ancora sentita, ed è legata a diverse tradizioni e usanze che si tramandano nel tempo, anche se non esiste una specificità provenzale così connotata come invece accade per il Natale provenzale. La cucina, in particolare, è terreno fertile per la celebrazione delle festività pasquali in Provenza.

La domenica delle Palme

Come ovunque, la domenica delle Palme (dimanche des Rameaux, che coincide con la domenica che precede la Pasqua), segna l’entrata nella settimana santa e, contestualmente, commemora l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Un tempo, in periodo di Quaresima, anche in Provenza si usava rispettare il divieto di mangiare alcuni cibi, primo tra tutti le uova. E ancora oggi, per i provenzali, la domenica delle Palme è un’occasione per ritrovarsi in famiglia e far rivivere in tutto o in parte questa consuetudine. Chi è rimasto più legato alla tradizione, in particolare, consuma un pasto a base di pesce, fresco o affumicato, accompagnato da legumi quali ceci, lenticchie e fave.

La settimana santa e il venerdì santo

Ancora oggi, in Provenza la settimana santa è il periodo in cui si svolgono le processioni dei penitenti, seppur meno numerose che in passato quando, inoltre, dal mercoledì al venerdì si usava celebrare la messa dopo il calar del sole.

Prima che il cioccolato prendesse il sopravvento, in Provenza erano chiamate ‘uova di Pasqua’ quelle che le galline deponevano il venerdì santo: per evitare confusioni, il giovedì venivano raccolte tutte le uova del pollaio. Ma guai a mangiare le ‘uova di Pasqua’ il giorno stesso: il pezzo forte del pasto tradizionale del venerdì era l’aïoli, rigorosamente preparato a mano nel mortaio, e non mancavano verdura e pesce, mentre le uova appena deposte venivano conservate fino al lunedì di Pasqua, quando sarebbero finite in pentola o in padella.

La domenica di Pasqua

Le uova di Pasqua, siano quelle deposte il venerdì santo (sode come ingrediente dell’insalata pasquale, o trasformate in crema) o quelle di cioccolato, si mangiano la domenica.

L’alternativa all’uovo di cioccolato è la campana, che richiama un’altra usanza: quella di zittire le campane delle chiese dal giovedì fino a tutto il sabato per tornare a farle suonare al momento del passaggio dal sabato alla domenica. Secondo la tradizione provenzale, i tre giorni di silenzio sarebbero legati a un’insolita trasferta: si dice che le campane vadano a Roma a fare rifornimento di uova per poi tornare in tempo per suonare a mezzanotte e lasciar cadere il loro bottino nei giardini delle case. Nella realtà, naturalmente, sono i genitori che vi nascondono le uova che poi i bambini si divertono a trovare, e anche molti Comuni organizzano cacce alle uova per i più piccoli.

Nel pranzo della domenica non può mancare un piatto di carne, in genere spalla o cosciotto di agnello (particolarmente rinomato quello di Sisteron, che gode del riconoscimento del Label Rouge), accompagnato da patate bollite e verdure di stagione: dei germogli di spinaci freschi o un’insalatina di campo appena colta, ad esempio, si combinano molto bene con il gusto un po’ selvatico della carne ovina.

Il pane pasquale e altri dolcetti all’anice sono un altro classico della tradizione alimentare legata a questa festività. Non si vedono praticamente più, invece, i ‘nidi’, dolce pasquale provenzale dei tempi andati, e anche le statuine di marzapane per i bambini resistono a stento. Infine, in diverse zone della Provenza si mangiano ancora le oreillettes, un dolce provenzale molto simile alle nostre chiacchiere di Carnevale.

Il lunedì di Pasqua

Come da noi, anche in Provenza – complice il clima particolarmente mite – il lunedì di Pasqua prevede una giornata fuori casa e, possibilmente, all’aria aperta.
A Pasquetta i pic-nic in famiglia o tra amici sono all’ordine del giorno un po’ ovunque nella regione, e ancora una volta sulla tovaglia non possono mancare le uova, salate o dolci, ‘nude’ o ‘guarnite’, vere o di cioccolato (talvolta ricoperte di zucchero colorato), sode o sotto forma di omelette.
Un tempo, in alcuni villaggi, questa era l’occasione per riunire attorno a grandi tavolate all’aperto l’intera comunità dei cittadini.

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