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I fiori di pesco e il cugino di van Gogh

I fiori di pesco e il cugino di van Gogh

Perché Pink peach tree è più noto come Souvenir de Mauve.

Anton Mauve e Vincent van Gogh, legame a doppio filo

Anton Mauve, pittore olandese della corrente del realismo e componente di spicco della scuola de L’Aia, lasciò il segno nell’arte pittorica di Vincent van Gogh, del quale era cugino. Mauve aveva infatti sposato la cugina di van Gogh, Ariëtte (Jet) Sophia Jeannette Carbentus, e sul cugino acquisito, che nutriva per lui una grande ammirazione, ebbe a sua volta una significativa influenza.

Anton Mauve, ritratto di Ariëtte Carbentus tra le dune

Tra i due sussiste anche un altro nesso, seppure più indiretto e tardivo: la madre di Mauve, Elisabeth Margaretha Hirschig, era prima cugina di Anton Hirschig, il giovane artista olandese collega di van Gogh che viveva anch’egli all’Auberge Ravoux di Auvers-sur-Oise al momento della morte di Vincent, il 29 luglio 1890.

Ma torniamo alla famiglia. Maestro del colore, Anton Mauve non era solito prendere a bottega studenti, ma quando van Gogh raggiunse L’Aia nel novembre 1881 si rese disponibile a insegnargli l’uso della pittura. Nelle settimane in cui fu accolto nello studio di Mauve a fine 1881, un Vincent non ancora trentenne si avvicinò alla tecnica del colore a olio, e all’inizio dell’anno successivo approcciò l’acquarello. Per alcuni mesi, quindi, Anton Mauve incoraggiò i cimenti di van Gogh nella pittura, e addirittura gli prestò del denaro per affittare e arredare un monolocale in città. Ma il sodalizio artistico non durò a lungo.

Anton Mauve, Lavoro nei campi

I discussi costumi di Vincent van Gogh

Il rapporto che consentiva la frequentazione dello studio di Anton Mauve da parte di van Gogh aveva cominciato a vacillare già intorno a fine gennaio, e fu interrotto unilateralmente in primavera dallo stesso Mauve che considerava più che discutibili i costumi del “discepolo”.

In una lettera 7 maggio 1882 al fratello Theo, van Gogh fa riferimento a “una conversazione molto deplorevole”, in cui Mauve gli comunicò l’interruzione della loro collaborazione artistica, criticando il comportamento “vizioso” del giovane. Pietra dello scandalo era stato il rapporto che Vincent intratteneva con Clasina (Sien) Maria Hoornik, una prostituta incinta con la quale aveva prima stretto amicizia e, successivamente, allacciato una relazione: il fatto era con ogni probabilità arrivato all’orecchio di Mauve.

Vincent van Gogh, Sien con un sigaro, disegno, 1882

Anton Mauve assunse nei confronti di Vincent un atteggiamento di freddezza e distacco, evitando addirittura di rispondere ad alcune sue lettere; del resto, non fu certo l’unico, nella comunità de L'Aja dei primi anni '80 di due secoli fa, a ostracizzare van Gogh a causa di questa sua liaison. Pur nella lontananza, il giovane pittore ricordò invece sempre con affetto le lezioni di pittura con Mauve, e continuò a tenere il cugino in grande considerazione e a riconoscerne l’influenza sulla propria pittura.

Arles, sei anni dopo: gli alberi da frutto in fiore

1888, primavera. Vincent van Gogh dipingeva quasi ogni giorno le chiome fiorite degli alberi da frutto che punteggiavano i paesaggi della Provenza. Arrivato ad Arles in febbraio sotto una tempesta di neve, lo spettacolo della fioritura che si offrì al suo sguardo poche settimane dopo ebbe infatti su di lui un’enorme fascinazione, legata al simbolismo della rinascita: alberi e frutteti in fiore rappresentavano risveglio e speranza, e dipingerli era per l’artista motivo di gioia.

Iniziò così una stagione, breve ma estremamente prolifica, nella quale il pittore immortalò il soggetto degli alberi in fiore in una molteplicità di schizzi e disegni, e in ben 14 dipinti nei quali si ritrovano, più che in altre opere, le influenze impressioniste, divisioniste e delle stampe giapponesi.

Vincent van Gogh, The Pink Orchard also Orchard with Blossoming Apricot Trees, 1888

Il secondo dei quadri della serie, e che van Gogh stesso considerava uno dei più rappresentativi, è un olio su tela 73 × 60 che raffigura dei peschi in fiore, ma Pink peach tree (in originale Roze perzikbomen) è forse più noto come Souvenir de Mauve. Come mai?

Pink Peach Tree o Souvenir de Mauve

In una delle innumerevoli lettere al fratello Theo, van Gogh scrisse a proposito di Pink Peach Tree: “Ho lavorato (…) all’aria aperta in un frutteto, un terreno arato lilla, un recinto di canne, due alberi di pesco rosa contro un cielo di glorioso blu e bianco. Probabilmente il miglior paesaggio che ho fatto. L’avevo appena portato a casa quando ho ricevuto da nostra sorella un avviso dall’Olanda in memoria di Anton Mauve (…). Qualcosa – non so cosa – si è impossessato di me e mi ha fatto venire un groppo alla gola, e ho scritto sul mio quadro, ‘Souvenir de Mauve’”.

Vincent van Gogh, Pink peach tree, 1888, la dedica ad Anton Mauve

A Theo, Vincent propose di inviare il quadro a Jet, la vedova di Mauve, a nome di entrambi. E in un’altra lettera, questa volta alla sorella Wil, spiegò che aveva scelto quel particolare dipinto a causa della “delicata tavolozza” per esprimere il suo profondo affetto verso il cugino che l’aveva introdotto alla pittura: “Mi sembrava che in memoria di Mauve avessimo bisogno di qualcosa che fosse allo stesso tempo tenero e molto allegro, e non uno studio in una chiave più solenne”.

Vincent van Gogh, Pink peach tree, 1888