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Da Olbia a Olbia, 15 ore sola andata

Da Olbia a Olbia, 15 ore sola andata

Ma di che Olbia stiamo parlando?

C’è Olbia e Olbia

C’è Olbia in Sardegna, che si affaccia sulla costa nordorientale dell’isola. E c’è Olbia nella regione Sud Provenza-Alpi-Costa Azzurra, che guarda alla sponda francese del Mediterraneo. La prima è quell’Olbia in cui d’estate i traghetti riversano migliaia di vacanzieri. Nell’altra Olbia arrivavano e partivano, qualche secolo prima dell’era cristiana, navi cariche di sale, olio, vino…

È quest’altra Olbia che vogliamo raccontarvi: lo scalo marittimo e, insieme, città fortificata fondata intorno al IV secolo avanti Cristo dai greci provenienti da Marsiglia.

Olbia la provenzale

Situata nel comune di Hyères (attestata per la prima volta come “Eyras” in alcuni documenti del 963), oggi Olbia è un sito archeologico unico in Francia: si tratta infatti della sola testimonianza di urbanizzazione greca in territorio transalpino conservata integralmente, e tuttora oggetto di interventi di valorizzazione.

L’Olbia provenzale, inoltre, è anche l’unico esempio rimasto della rete di colonie marsigliesi di cui faceva parte.

Nel sito archeologico sono state riportate alla luce numerose vestigia greche e romane – tra cui terme, negozi, strutture abitative e santuari – e i resti di un’abbazia medioevale.

Ma andiamo con ordine.

Olbia la greca

Al tempo dei greci, Olbia faceva parte di una rete di colonie-fortezza che offrivano attracco e riparo alle imbarcazioni commerciali che solcavano il Mediterraneo. Come ciascuno di questi insediamenti, il centro abitato era circondato da mura con torri di guardia agli angoli e lungo i lati.

La sola porta carrabile di Olbia si apriva in direzione del porto, con uno sbocco sorvegliato da due ulteriori torri e studiato in modo da rallentare il percorso di chi muoveva verso l’abitato.

I primi abitanti di Olbia erano militari-coloni che vivevano di pesca e agricoltura. Le abitazioni dei nuclei familiari erano raggruppate all’interno della cinta muraria secondo un preciso disegno.

Due templi addossati alle mura, dedicati ad Artemide e Afrodite, assolvevano la funzione religiosa, anche se tra la popolazione di Olbia continuava a essere in auge anche il culto di divinità più antiche, quali eros e la dea-madre, simboli di fertilità.

Olbia la romana

La presa di Marsiglia da parte di Giulio Cesare nel 49 a.C. segnò l’inizio della romanizzazione dell’intera regione.

Di lì a poco anche Olbia fu quindi coinvolta in questo processo e ne trasse nuovo impulso; la sua vocazione combinata di zona militare e centro di traffici commerciali conobbe un nuovo sviluppo e anche le strutture cittadine godettero di diverse migliorie: i piccoli agglomerati intra moenia furono riorganizzati e corredati di negozi, e il porto – fino ad allora una semplice spiaggia ben protetta da un’insenatura riparata – vide la costruzione di un molo e di alcune banchine.

Ma la traccia più evidente della romanizzazione di Olbia restano le terme – con le tre canoniche vasche: calidarium, tepidarium e frigidarium –, edificate verso la fine del I secolo a.C. a uso sia degli abitanti, sia della ‘clientela di passaggio’.

Olbia la medioevale

La città di Olbia fu definitivamente abbandonata dal VII secolo. Sulle sue rovine, nel 1221 i monaci cistercensi edificarono l’abbazia di Saint Pierre de l’Almanarre e vi rimasero fino alla fine del XIV secolo.

Di questa struttura conventuale provenzale e della vita che si svolgeva al suo interno oggi restano, come sole testimonianze, la chiesa, il cimitero e il muro di cinta.

Olbia la bienheureuse

Quella di Olbia capitale della Gallura è, naturalmente, tutta un’altra storia. Ma i due centri – che Viamichelin collega con un tragitto auto-nave-auto percorribile in circa 15 ore, attese di imbarco e sbarco permettendo – hanno qualcosa in comune.

Senz’altro, l’etimo del nome. Olbia deriverebbe infatti dal greco Ολβιος/Olbiòs (felice), l'Olbìa greca divenne l'Ólbia latina e, infine, l'attuale Olbia (identica in italiano e in francese): la felice, la prospera o, come dicono gli amici d’Oltralpe, la bienheureuse. Su qualunque sponda del Mediterraneo si affacci.

Informazioni

Site archéologique d’Olbia
Route de l'Almanarre
83400 Hyères

Orari e giorni di apertura del sito archeologico di Olbia variano in funzione della stagione. È quindi opportuno verificarli presso l’Ufficio del Turismo di Hyères che propone anche visite individuali e di gruppo, libere e guidate.


Immagine della testata: il sito archeologico di Hyères visto dal drone - Ufficio del Turismo di Hyères

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